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FAZIO, NORME SU ERRORI SONO MIA PRIORITA'

10 02 2010 - 12:03:34 | articolo letto 57 volte


 

Fazio, norme su errori sono mia priorità

Il problema dell'errore medico, per quanto riguarda sia la sicurezza dei pazienti che la "serenità degli operatori, è in cima alla mia agenda

Lo ha assicurato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, nel corso dell'audizione ieri in Commissione Sanità del Senato dove ha parlato di diversi argomenti legati all'ammodernamento e alla riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale. Fazio ha assicurato di avere a cuore il disegno di legge sul rischio clinico, in discussione proprio al Senato. "Ho incontrato ieri il viceministro all'Economia per parlare dell'argomento", ha detto. Oggetto dell'incontro la copertura economica del disegno di legge, "allo scopo di accelerarne l'iter", ha precisato Fazio, spiegando che "serve una norma che faccia stare tranquilli i medici e i cittadini" e assicurando che la legge in questione avrebbe costi "mi auguro molto bassi". Il disegno di legge sul rischio clinico "non introduce - ha spiegato - le assicurazioni per i medici, che ci sono già nelle diverse aziende sanitarie. Quello che fa è rendere omogeneo, più facile, anche con la risoluzione extragiudiziale, il contenzioso con i pazienti. E aiuta, inoltre, creare delle strutture tali per cui il medico si senta tranquillo e sappia che non verrà accusato in caso di errore. E questo andrà a ridurre la medicina difensiva che attualmente ha un costo molto alto per il Paese", ha concluso Fazio . 

Sanità: Il privato cura il pubblico


IL PRIVATO CURA IL PUBBLICO: DA BILANCI IN ROSSO AL PAREGGIO

Il servizio sanitario italiano, che ha appena compiuto 30 anni, è un esempio da valorizzare, rilanciare e rendere imitabile da chi all'estero cerca nuove strategie. Gli Stati Uniti di Obama studiano le nostre sperimentazioni di introduzione controllata del privato nel pubblico. Virtuose le regioni e province come Lombardia, Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche. I conti, nel 90% dei casi per quanto riguarda il project financing ospedaliero, stanno virando dal rosso al nero. Dà il quadro della situazione nazionale del pubblico misto al privato, un articolo del Corriere della Sera.

«Anche noi sperimenteremo - dice Enrico Rossi, assessore per il diritto alla salute della regione Toscana - nei nuovi quattro ospedali, la formula del project financing, per cui alcuni servizi non sanitari verranno gestiti da privati. Ma il core business della sanità deve rimanere pubblico. Credo sia preferibile tenere lontano il fine di lucro. Recenti e gravi episodi lo hanno chiaramente dimostrato. C'è il rischio che anche la ricerca di un profitto legittimo possa oscurare l'obiettivo prioritario della nostra attività, che è la salute di tutti i cittadini. Una programmazione forte può molto, ma esige determinazione e rigore. Un esempio è quello dei bisogni ospedalieri, che oggi possono essere determinati con precisione».

«La sanità è la prima realtà economica italiana - dice Davide Emanuele Ruffino, dirigente della regione Piemonte ed esperto del tema pubblico/ privato - contribuisce direttamente e indirettamente alla creazione di un valore economico pari a 149 miliardi di euro. Ma nell'attuale scenario di crisi economica, quanto rischia il diritto alla salute del cittadino? Poco se la politica lasciasse gestire ospedali, territorio e ricerca a veri manager e a medici selezionati per capacità e merito. Non tutto però può avere lo stesso approccio. Una cosa è l'alta tecnologia, una cosa è la psichiatria. Il pubblico comunque ha il fortissimo dovere di monitorare il settore. Monitorare che non vi entrino venditori di bidoni».

IL CHIRURGO? 8 ITALIANI SU 10 SI FIDANO

28 04 2010 - 14:00:17 | articolo letto 95 volte


 

IL CHIRURGO? 8 ITALIANI SU 10 SI FIDANO

 Roma, 27 apr. (Adnkronos Salute) - Il bisturi farà pur sempre paura, ma gli italiani si fidano del camice bianco che lo manovra in sala operatoria. Otto connazionali su 10, infatti, ripongono molta (18%) o abbastanza fiducia (62%) nel chirurgo. E anche se alle spalle hanno avuto qualche brutta esperienza, a sorpresa continuano a fidarsi di lui (60%). Sono alcuni dei risultati di una indagine realizzata dall'Ispo e presentata oggi a Roma, nel corso della conferenza per il X Convegno di primavera della Società italiana di chirurgia (Sic), in programma a Catania dal 6 all'8 maggio.Dai dati della ricerca emerge, tra le altre cose, che 4 italiani su 10 vorrebbero un chirurgo più 'umano' e attento alla comunicazione con il paziente. Ma, tra luci e ombre del Sistema sanitario nazionale, i chirurghi si guadagnano senz'altro il loro posto al sole. Anche se, accanto alla fiducia di base, resta tra i connazionali qualche preoccupazione sul loro operato. Il 57%, ad esempio, teme che i chirurghi tendano a rimandare l'operazione per tutelarsi dal rischio di denuncia, il 49% che operino anche quando non necessario, il 46% che pensino più a tutelarsi dal rischio medico-legale che alla salute del paziente. E non è un caso che oltre l'80% degli italiani si dichiari molto informato sul rischio denuncia per i chirurghi. Del resto, riconoscono gli stessi vertici della Sic riuniti oggi a Roma, la medicina difensiva esiste e finisce per gravare soprattutto sulle casse, spesso in affanno, del Ssn. Complice "una legislazione arcaica, ferma agli anni '30", sottolinea Rocco Bellantone, segretario generale della Sic.Ma al di là di paure e timori, gli italiani si fidano del chirurgo. E se la percentuale di chi confida nel camice bianco con bisturi scende tra quelli che hanno avuto qualche brutta esperienza, "siamo portati a pensare - spiega Enrico De Antoni, presidente della Sic - che la delusione sia più legata al sistema in sé che al nostro operato, connessa probabilmente alle strutture e a tutto quel che ruota attorno a un intervento", precisa. "Il nostro - fa notare il numero uno della Sic - è infatti un sistema universalistico": per garantire cure a tutti è necessario sforbiciare i costi, "e se non si fanno ristrettezze sulle tecnologie impiegate, come nel caso della sanità italiana, spesso è l'organizzazione a risentirne, soprattutto sul fronte alberghiero". Gli italiani, comunque, confidano nella sala operatoria e si mostrano informati sulle principali tematiche legate alla chirurgia. A saperne di più, evidenzia la ricerca targata Ispo e condotta su 800 connazionali, sono soprattutto i più giovani e i 45-54enni, gli studenti e i meno istruiti. A sorpresa, si dichiarano meno informati i laureati e i 25-32enni.

TUMORI. UN MALATO TERMINALE SU DUE:

07 05 2010 - 19:40:33 | articolo letto 104 volte


 TUMORI. UN MALATO TERMINALE SU DUE: "ACCORCIARE LA SOFFERENZA"

L'AIOM: "OCCUPIAMOCI DELLA PERSONA E NON SOLO DELLA MALATTIA"
(DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 7 mag. - Il 56% degli oncologi italiani si e' sentito chiedere, almeno una volta, dai propri pazienti terminali di accorciare le loro sofferenze.

Accanimento terapeutico, testamento biologico, direttive anticipate sono problemi concreti, quotidiani, nei reparti in cui si curano i tumori, ma solo 4 medici su 10 si sentono adeguatamente informati su come gestire le questioni del "fine vita". Un bisogno reale, che va affrontato sia sul piano della conoscenza che con specifiche normative: ne e' convinto il 75% dei soci dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), secondo quanto emerge da un'indagine promossa dalla stessa Societa' scientifica. "Il 50% di noi segue personalmente oltre 10 malati terminali ogni mese - spiega Carmelo Iacono, presidente dell'Aiom - e con loro siamo spesso chiamati a prendere decisioni che riguardano il vivere e il morire. Circa 4 oncologi su 10 sono convinti che ci si debba attenere alle direttive del paziente.

Per il 50%, invece, queste vanno condivise e discusse. Dobbiamo essere pronti a gestire questo aspetto, cosi' come sappiamo impostare un piano terapeutico. Oggi e' infatti indispensabile svolgere la nostra professione con un approccio orientato alla persona e non solo al tumore. La qualita' di vita - conclude Iacono - e' un obiettivo irrinunciabile della cura e la Societa' scientifica ha il dovere di approfondire anche gli aspetti etici".

Per questo Aiom e Cipomo (il Collegio nazionale dei primari oncologi), hanno promosso oggi e domani un Convegno a Valderice (TP) che riunisce 200 specialisti a confronto su quattro specifici gruppi di lavoro: consenso informato, disposizioni anticipate, accanimento e ricerca. "Oltre ai medici - spiega Sergio Crispino, presidente Cipomo-, interverranno anche professionalita' esterne all'oncologia (giornalisti, bioetici, scienziati, opinionisti), alla ricerca di un'intesa indispensabile quando si affrontano questioni cosi' rilevanti dal punto di vista sociale". L'etica della ricerca, infatti, presenta risvolti quali l'indipendenza degli studi, ma anche la garanzia di accesso alla cura rispetto al costo dei farmaci innovativi.

"Se e' giusto che ogni decisione tenga conto della sostenibilita' oltre che dell'equita' del sistema - aggiunge Marco Venturini, presidente eletto dell'Aiom - e' altrettanto necessario che al paziente possa essere offerta l'opportunita' di godere delle nuove risorse terapeutiche, che possono fare la differenza. Non e' pensabile che il problema della compatibilita' economica, che richiede una valutazione complessiva basata su aspetti tecnici, scientifici, gestionali, economici ma anche etici, venga ribaltato sui singoli medici e sui loro pazienti".

AIOP, ITALIANI PROMUOVONO QUALITA' OSPEDALI

03 12 2009 - 00:28:08 | articolo letto 110 volte


Aiop, italiani promuovono qualità ospedali

Gli italiani promuovono gli ospedali della penisola. E' piuttosto alto, infatti il livello di soddisfazione degli utenti che si sono rivolti alle strutture ospedaliere negli ultimi dodici mesi: si considera infatti "molto o abbastanza soddisfatto" l'87,5% di chi ha utilizzato le strutture pubbliche e il 93% dei ricoverati in quelle private accreditate. Lo indicano i dati del settimo Rapporto annuale dell'Associazione italiana ospedalità privata (Aiop), "Ospedali e Salute 2009", messo a punto dalla società Ermeneia e presentato ieri mattina a Roma. Il giudizio positivo è leggermente più debole se si misura attraverso il consiglio dato ad altri di rivolgersi alla stessa struttura, che arriva dal 77,3% quando si tratta di una struttura pubblica e l'86,2% per il privato accreditato. In generale il giudizio sugli ospedali italiani è 'molto o abbastanza positivo' per il 64,5% (pubblico) e l'80,2% (privato accreditato) Meno della metà di chi si è rivolto agli ospedali nell'ultimo anno, infine, definisce 'migliorati o abbastanza migliorati' i servizi offerti: il 43,5% per gli ospedali pubblici e 48,7% per i privati accreditati.

 

 

SALUTE: AUMENTANO INTERVENTI CHIRURGIA MININVASIVA IN STRUTTURE PRIVATE

20 03 2009 - 18:10:48 | Leggi tutto

SANITÀ. ACCORDO CON AIOP, REVOCATA PROTESTA IN EMILIA-ROMAGNA


SANITÀ. ACCORDO CON AIOP, REVOCATA PROTESTA IN EMILIA-ROMAGNA
OSPEDALI PRIVATI APRONO A FIRMA PRE-ACCORDO SUL SALARIO.

(DIRE - Notiziario Sanita') Bologna, 24 nov. - Cgil, Cisl e Uil hanno revocato il presidio dei lavoratori della sanita' privata che, questa mattina, avrebbe dovuto tenersi di fronte alla sede della Regione per protestare contro il mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale, bloccato da 48 mesi. Ieri, infatti, l'Aiop, l'associazione degli ospedali privati, si e' impegnata con i sindacati a dare indicazioni alle proprie strutture di sottoscrivere, in sede aziendale, indicativamente entro il 15 dicembre, accordi per l'applicazione della parte economica del pre-contratto nazionale. "Questo primo risultato raggiunto- si legge in una nota- e' frutto dell'impegno dei lavoratori della sanita' privata e delle strutture territoriali di Fp-Cgil, Cisl Fps, Uil-Fpl che in tutti questi mesi hanno operato, con molteplici iniziative, affinche' fosse possibile realizzare questo obbiettivo". In sindacati, inoltre, ritengono "positivo questo primo impegno al fine di dare concretezza al percorso che deve portare ad una definitiva sottoscrizione del contratto nazionale". (Wel/ Dire)

SALUTE: CHIRURGIA PRIVATA NO AI TAGLI DEL GOVERNO

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CHIRURGIA PRIVATA: PER AVERE GIUSTIZIA CI RIVOLGEREMO AL MINISTRO DELLE PARI OPPORTUNITA’

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A PAVIA IL PRIMO RAGGIO PER “BRUCIARE” I TUMORI

16 02 2010 - 14:45:27 | articolo letto 2090 volte


A Pavia il primo raggio per “bruciare” i tumori

Inaugurato a Pavia il primo Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (Cnao) che userà un super-raggio di carbonio e protoni per bombardare il cancro risparmiando i tessuti sani. Inizia una nuova guerra ai tumori, con armi di ultima generazione progettate e costruite interamente in Italia.

Inaugurata dai ministri Ferruccio Fazio, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, insieme al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, la struttura è stata realizzata in quattro anni dalla Fondazione Cnao. È il quarto centro al mondo di questo tipo, dopo quelli di Chiba e Hyogo in Giappone e di Heidelberg in Germania, e si concentrerà in particolare nella cura dei tumori solidi, resistenti alla radioterapia o difficilmente operabili.

Il cuore del Centro è il sincrotone, la macchina che produce i protoni e gli ioni di carbonio con i quali verranno bombardati i tumori, e che è stata realizzata dell'Istituto nazionale di fisica nucleare. Queste particelle sono in grado di penetrare in profondità nel corpo umano, arrivando a colpire anche gli organi più difficili da raggiungere con la chirurgia, senza danneggiare, se non in minima parte, i tessuti sani circostanti. La sperimentazione si concluderà nell'ottobre 2011; il costo della struttura è di 125 milioni di euro. Entro la fine di quest'anno partiranno i primi test su 230 pazienti. I primi trattamenti di cura saranno invece effettuati verso la fine del 2011, e il Centro lavorerà a pieno regime entro il 2013, quando sarà in grado di curare circa tremila pazienti ogni anno.

VISITE PRIVATE IN OSPEDALE: SPESA A QUOTA 1,2 MILIARDI

02 03 2010 - 13:05:01 | articolo letto 108 volte


Visite private in ospedale: spesa a quota 1,2 miliardi

 

Gli italiani spendono di tasca propria oltre 1,2 mld di euro l'anno per curarsi in regime privato nelle strutture pubbliche del Sistema sanitario nazionale: il 77,15% in più rispetto ai 700 mln del 2001. Lo dimostra l'analisi dall'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas), che fotografa i risultati di tutte le prestazioni in regime di libera professione intramuraria svolte nel Ssn dal 2001 al 2009. I costi sostenuti dal servizio pubblico per medici, spese generali e prelievi fiscali hanno segnato un + 71% (+76% secondo i dati provvisori del 2009). Nelle casse del Ssn resta circa il 12% della torta complessiva dei ricavi per l'intramoenia. Il costo medio è di 21 euro pro-capite: 28 euro al Nord e 9 al Sud. Le prestazioni più richieste sono quelle specialistiche (70%) e in ospedale gli interventi di parto cesareo (Fonte: il sole 24 ore)

 

 

Crisi 'vocazioni' per i chirurghi, incubo denuncia per 8 specialisti su 10

20 04 2010 - 17:42:47 | articolo letto 47 volte


Crisi 'vocazioni' per i chirurghi, incubo denuncia per 8 specialisti su 10

Roma, 19 apr. (Adnkronos Salute) - E' "crisi profonda" di vocazioni fra i 'bisturi' della Penisola. "Nell'ultimo decennio è diminuito il numero degli iscritti alle branche chirurgiche, e il trend continua: -30% dal 2007 al 2008. In alcune sedi universitarie i posti disponibili a volte non sono neanche stati coperti. E a intimorire è il progressivo aumento delle cause: secondo recenti indagini, 8 chirurghi su dieci potrebbero incappare in un contenzioso medico-legale nel corso della vita professionale". Parola di Pietro Forestieri, presidente del Collegio italiano dei chirurghi (Cic), che oggi a Roma ha aperto il I convegno nazionale dell'associazione che riunisce oltre 60 società scientifiche.Insomma, "il timore dell'alto rischio di contenzioso medico-legale spinge i giovani a scegliere altri campi. E questo anche se nella stragrande maggioranza dei casi queste vicende - prosegue l'esperto - si risolvono positivamente", finendo però per sconvolgere per anni la vita professionale e personale del chirurgo. "E' necessario - dice il presidente del Cic, che ormai rappresenta oltre 35 mila specialisti italiani - ridare onore e rispetto a una professione tanto importante quanto complessa, garantendo ai pazienti il massimo della qualità e della sicurezza. Per questo è cruciale promuovere una nuova alleanza terapeutica tra medici, istituzioni, media e pazienti".Non solo. "Siamo il Paese a più alta conflittualità civile. La sanità e la chirurgia - evidenzia Forestieri - non solo non sfuggono a questa maledizione, ma ne rappresentano un esempio paradigmatico. L'errore è quasi sempre non del singolo operatore, ma il frutto di una catena di eventi. La cultura della colpa e non dell'errore non potrà che peggiorare la situazione". Con una giurisdizione medica ferma al Codice Rocco (1930), infatti, in Italia - come solo in Polonia e Messico - gli errori clinici sono perseguibili penalmente. "Depenalizzarli sarebbe oggi indispensabile - afferma Forestieri - soprattutto per i chirurghi, che devono poter operare con tranquillità e serenità. Ma questo non vuol dire cancellare le responsabilità del chirurgo". "Depenalizzare - continua Forestieri - non vuol dire cancellare le responsabilità del chirurgo, ma solo ridefinirle meglio, valutando la specificità dell'atto medico e la sua inadeguatezza sociale". Il termine di prescrizione per gli errori clinici è oggi di 10 anni. "Un tempo esageratamente lungo - nota l'esperto - di fatto mai applicato, perché la contestazione può avvenire non dalla data dell'intervento, ma dalla presa di coscienza delle presunte conseguenze dannose".La deriva più pericolosa, secondo il vertice Cic, è rappresentata dalla medicina difensiva. Eppure la chirurgia italiana brilla in campi avanzati quali la laparoscopia, la robotica e i trapianti. "Negli ultimi due decenni sono stati compiuti progressi maggiori che in tutto il secolo passato", assicura Forestieri. Ecco perché "medici, pazienti, Istituzioni, politica e industria devono ricercare una nuova alleanza terapeutica. Per una sanità migliore, più uniforme, senza sprechi, più sicura, efficace ed efficiente".

Gli alti livelli di Igf-1 possono essere causa di tumori

15 03 2010 - 12:18:10 | articolo letto 91 volte


Gli alti livelli di Igf-1 possono essere causa di tumori

Uno studio pubblicato dal Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, afferma come alti livelli di Igf-1 negli uomini anziani siano associati a un maggiore rischio di decesso per tumore. Questo ormone è strutturalmente simile all'insullina ed è regolato dall’ormone della crescita (Gh); i livelli di entrambi scendono con l’avanzare degli anni.

I ricercatori dell’Università di san Diego hanno fatto ricorso ai dati di 633 uomini over cinquanta, seguiti dal 1988 al 2006, verificando così come un livello di Igf superiore a 100 ng/ml sia legato a una probabilità doppia di morte per cancro rispetto ai soggetti con valori più bassi.

Come spiega Jaqueline Major, che ha coordinato la ricerca: «Questo studio dimostra che l'aumento del rischio non è spiegato da differenze in età, massa corporea, stile di vita o familiarità con i tumori; se il risultato sarà confermato in altre popolazioni il livello di Igf potrebbe essere un ottimo indicatore per le diagnosi».

Richieste di risarcimento per 8 chirurghi su 10

21 10 2009 - 23:00:33 | articolo letto 48 volte




Richieste di risarcimento per 8 chirurghi su 10

'Incubo tribunale' per i 6 mila chirurghi italiani impegnati in sala operatoria ogni giorno, per un totale di 4,5 milioni di operazioni l'anno. Nel 2008 le richieste di risarcimento nel nostro Paese sono state 30 mila, e 12 mila i processi penali

 

"L'80% dei professionisti del bisturi nel corso della propria carriera incappa in almeno una richiesta di risarcimento. Accuse di malpractice - spiega Enrico De Antoni, presidente della Società italiana di chirurgia (Sic), presentando a Roma i temi del Congresso nazionale Sic al via il 25 ottobre a Rimini - che nell'80% dei casi si risolvono con un'assoluzione, dopo un iter processuale che dura anche 7-8 anni". Così, proprio "il timore di possibili conseguenze penali ha creato in questi anni la premessa della medicina difensiva: l'80% dei chirurghi prescrive esami inutili, e il 20% evita di operare se l'intervento è troppo a rischio di contenzioso". Con costi pesanti per la sanità. "Si calcola che gli esami e le visite inutili della medicina difensiva costino 2-3 miliardi l'anno", aggiunge Rocco Bellantone, segretario generale Sic. Ad alimentare questo meccanismo perverso è, secondo il presidente del Congresso, Gianfranco Francioni, "una cattiva comunicazione tra il medico e i pazienti, specie nei casi più difficili e negli interventi più rischiosi". Così è nata una sorta di "industria del risarcimento, che ad esempio a Roma vede pagine di pubblicità sui quotidiani locali per pubblicizzare il contenzioso medico legale", aggiunge Bellantone. "Non chiediamo la depenalizzazione degli errori medici - precisa il segretario generale della Sic - ma una giurisprudenza che disciplini gli atti medici". Occorre "costituire un sistema che faciliti la segnalazione degli errori - segnala De Antoni - e favorisca la possibilità di apprendere dai fallimenti. Ma anche norme specifiche per il settore medico-chirurgico, ancora oggi assenti. Basti pensare che il settore è regolato dal Codice Rocco del 1930, le proposte di legge sul rischio clinico e la responsabilità civile e penale sono invece ancora ferme".

 

 

I RADIOLOGI RISPONDONO ALL'AMAMI: LE TARIFFE ASSICURATIVE AUMENTANO SOLO PER OPERATORI DEL PRIVATO

14 04 2010 - 09:18:23 | articolo letto 52 volte


I radiologi rispondono all'Amami

«Si tratta di una interpretazione settoriale, non valida per tutti gli specialisti, soprattutto per quelli che lavorano nel settore pubblico» così

Francesco Lucà

, segretario del Sindacato nazionale radiologi, commenta le dichiarazioni rilasciate a DoctorNews da

Maurizio Maggiorotti

, presidente dell'Amami (Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente), secondo il quale negli ultimi anni i costi delle polizze assicurative contro i rischi professionali dei medici sono lievitati in misura esagerata. «Vogliamo - continua Lucà - confutare i dati rilasciati dall'Amami, che parla di aumenti nei premi assicurativi anche del 250%. Bisogna essere precisi, e sottolineare che queste situazioni non riguardano indiscriminatamente tutti i medici, ma solo alcune categorie come i chirurghi».«Bisogna inoltre specificare che questi dati interessano prevalentemente i camici bianchi che lavorano nel privato e non quelli del servizio pubblico».

L’ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE SANITARIE DEVE ESSERE PIU' DINAMICO

19 01 2010 - 12:56:47 | articolo letto 68 volte


PER FAZIO L’ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE SANITARIE DEVE ESSERE PIU' DINAMICO

Occorre apportare significative innovazioni per avere un accreditamento delle strutture sanitarie al Servizio Sanitario Nazionale che sia piu' dinamico. E' qesta la ricetta enunciata dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante il suo intervento alla conferenza stampa per l'inaugurazione dell'Unita' Operativa di Medicina Nucleare, del Servizio di Endoscopia Digestiva e del Centro Procreazione Medicalmente Assistica dell'ospedale San Paolo di Milano.
"In questo settore abbiamo intenzione di apportare innovazioni per un accreditamento piu' dinamico, che non deve essere limitato alla struttura" ma che deve estendersi "anche alla verifica delle attivita' e prestazioni. Potrebbero esserci diverse retribuzioni a seconda delle attivita' anno per anno".
Il Ministro Fazio crede "in una governance pubblica in cui il privato puo' intervenire ad esempio con convenzioni su aspetti gestionali, ma anche nell'accreditamento".

 

 

 

 

SALUTE. TUMORE AL SENO, ECCO L'ANTICORPO CHE LO

10 03 2010 - 14:35:58 | articolo letto 159 volte


 SALUTE. TUMORE AL SENO, ECCO L'ANTICORPO CHE LO "AFFAMA"

SI CHIAMA BEVACIZUMAB, NE BLOCCA IL NUTRIMENTO E LA CRESCITA

(DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 9 mar. - Uccidere il tumore al seno affamandolo, togliendogli il nutrimento. Cosi' agisce bevacizumab, anticorpo monoclonale che agisce in maniera specifica sulla proteina VEGF, elemento chiave dell'angiogenesi tumorale, il meccanismo che regola la crescita e la proliferazione del cancro. Una terapia intelligente unita alla chemioterapia permette di raddoppiare il tempo di sopravvivenza senza progressione nel tumore del seno in stadio avanzato.

 

"L'inibizione dell'angiogenesi, ovvero il "blocco" dei meccanismi che consentono al tumore di diffondersi nell'organismo, e' una importante opzione terapeutica per le pazienti con cancro del seno in stadio avanzato, che hanno oggi una nuova arma mirata per affrontare la loro malattia" precisa il prof. Sabino De Placido, Ordinario di Oncologia Medica dell'Universita' 'Federico II' di Napoli e presidente del convegno nazionale "Dalla chemioterapia alla terapia anti angiogenica".

 

Le stime effettuate sui dati reali osservati dei Registri Tumori italiani, parlano per il 2008 di 37.952 donne colpite da tumore della mammella, che risulta cosi' il secondo carcinoma piu' diffuso e ancora purtroppo il primo per mortalita' nel sesso femminile sotto i 55 anni.

 

L'avvento delle terapie target, unito alla diffusione degli screening e al miglioramento delle tecnologie per la diagnosi, sta modificando lo scenario di questa patologia. Tra i protagonisti della "rivoluzione" gli anticorpi monoclonali, farmaci innovativi che hanno la capacita' di colpire con precisione le cellule malate, senza danneggiare quelle sane. A trastuzumab, anticorpo monoclonale utilizzato sia nelle fasi avanzate sia in quelle precoci di un particolare tipo di tumore al seno (detto HER2 positivo), si affianca un altro farmaco, bevacizumab, che ha dimostrato benefici significativi nelle forme avanzate della malattia.

Dati e riflessioni sull'attività ospedaliera in Italia

10 03 2010 - 14:38:14 | articolo letto 134 volte


 Dati e riflessioni sull'attività ospedaliera in Italia

Sull'ultimo numero dei Quaderni di Monitor (n.24, Supplemento 5) - trimestrale dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali - sono riportati dati, elementi di analisi e osservazioni sul sistema ospedaliero italiano di grande interesse per chi si trova ad operare in questo settore

 

Tra i cambiamenti organizzativi più significativi che hanno riguardato la Sanità italiana negli ultimi anni, il più importante è stato sicuramente quello che ha coinvolto il settore ospedaliero: da luogo di confinamento della malattia e da domicilio protetto dei malati è sempre più diventato un luogo di erogazione di prestazioni di alta complessità, con degenze sempre più brevi e con riduzione delle valenze di tipo assistenziale. Posti-letto e durata della degenza si sono drasticamente ridotti, forse in misura maggiore rispetto a quella del resto dell'Europa. Gli obiettivi di questa operazione sono da ricondurre a una riduzione della spesa sanitaria ospedaliera e dei rischi clinici associati al periodo di degenza, con l'assunto che i malati ed i loro famigliari preferissero trascorrere un numero minore di giorni in ospedale. Tuttavia, a fronte di una riduzione reale dei ricoveri ordinari per acuti, la spesa ospedaliera non è contestualmente diminuita in termini assoluti per il fatto che negli attuali ricoveri si affrontano situazioni sempre più complesse e ad alto costo. I ricoveri a limitata appropriatezza sotto il profilo organizzativo-gestionale si sono notevolmente ridotti, ma non sono disponibili sufficienti dati sulla appropriatezza clinica. La popolazione tende a preferire comunque l'ospedale 'sotto casa', visto come un luogo di rapido accesso in caso di situazioni acute (in media raggiunto in circa 1 ora dal domicilio) e fonte di sicurezza. La riorganizzazione dei servizi territoriali e la riqualificazione del medico di medicina generale non sono ancora percepiti come fonte di protezione sanitaria. La valutazione dell'efficienza degli ospedali è perlopiù legata allo strumento del sistema tariffario per DRG; non è ancora attivo un sistema di valutazione dei costi standard di produzione - in rapporto alla complessità dei ricoveri - e soprattutto della qualità del servizio erogato. Un ulteriore tema da affrontare è quello della realizzazione di una rete di ospedali, a livelli differenziati di specializzazione, con adeguate forme di collaborazione funzionale. 

AL VIA OPERAZIONE TRASPARENZA: ON LINE I NUMERI DI OGNI ASL

22 04 2010 - 09:30:51 | articolo letto 91 volte


AL VIA OPERAZIONE TRASPARENZA: ON LINE I NUMERI DI OGNI ASL

I risultati concreti di tutta la sanità italiana, Asl per Asl, a portata di click: è l'operazione trasparenza presentata questo pomeriggio dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, a palazzo Chigi. Numero di ricoveri, parti cesarei, degenza media per singola operazione: tutto da oggi sarà disponibile sul sito del ministero. Sono 34 in tutto gli indicatori presi in considerazione: 23 "di valutazione" e 11 "di osservazione". Si tratta di uno strumento, ha spiegato Fazio, che entrerà a far parte del meccanismo di valutazione dei sistemi sanitari regionali, un sistema allo studio dell'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), per il monitoraggio dell'esito delle cure, dell'equità di accesso alle prestazioni e della soddisfazione dei cittadini. "Da oggi - ha sottolineato il ministro - i dati Asl per Asl saranno disponibili a chiunque". Da questi dati, ha aggiunto, si possono individuare più chiaramente gli sprechi e le aree in cui si possono risparmiare risorse. "Credo - ha detto - che cinque miliardi possiamo sicuramente risparmiarli, anche di più, vedendo questi dati". Non solo, ha specificato, ma saranno anche la base di partenza per definire i costi standard di riferimento per le prestazioni. Il rapporto è il risultato di un lavoro affidato dal ministero al laboratorio management e sanità della scuola superiore Sant'Anna di Pisa. L'analisi consiste nel confronto dei risultati di ogni singola Regione e azienda sanitaria. Si tratta, comunque, ha precisato Fazio, di una comparazione "non brutale", che tiene conto delle differenze che caratterizzano le regioni, a partire dalla diversa età media della popolazione. I risultati permettono di classificare le Regioni in cinque fasce, da quella verde, risultato "ottimo", a quella rossa, risultato "pessimo", per ciascuno degli indicatori. Risultati che non mostrano grandi sorprese: è meglio farsi operare di femore, per esempio, in Val d'Aosta o a Bolzano, che sono in fascia verde, mentre va peggio a chi si rompe la gamba in Basilicata o nel Lazio, in fascia rossa. Si ricorre troppo spesso e inutilmente al cesareo in Sicilia e Campania, mentre si comportano più correttamente i sanitari di Friuli Venezia Giulia e Trentino.

SICUREZZA IN SALA OPERATORIA ECCO LA 'CHECKLIST' DEL MINISTERO

22 04 2010 - 14:08:33 | articolo letto 31 volte


 

Sicurezza in sala operatoria, ecco la 'checklist' del ministero
Una guida in 20 punti voluta dall'Oms, per "favorire in modo sistematico l'implementazione degli standard raccomandati per prevenire la mortalità e le complicanze post-operatorie"

ROMA - Una guida per la sicurezza in sala operatoria. Questa, in sostanza, la funzione della 'checklist', voluta dall'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità, e diviso in diciannove punti nella versione originaria, poi portato a venti dal ministero della Salute italiano. L'iniziativa è stata presentata all'auditorium del ministero alla presenza di Giuseppe Palumbo, presidente della commissione Affari sociali della Camera, e di Filippo Palumbo, capo dipartimento 'Qualità' del ministero della Salute. Avrebbe dovuto prendere parte alla presentazione anche il ministro Ferruccio Fazio, bloccato da impegni istituzionali. "L'Oms- si legge nel 'Manuale per la sicurezza in sala operatoria', diffuso dal ministero- ha costruito una checklist per la sicurezza in sala contenente 19 indicazioni quale strumento guida per l'esecuzione dei controlli con la finalità di favorire in modo sistematico l'aderenza all'implementazione degli standard di sicurezza raccomandati per prevenire la mortalità e le complicanze post-operatorie". Include infatti tre fasi, in cui è richiesto il coinvolgimento di tutta l'equipe medica.

La prima, denominata 'Sign In', precede l'induzione dell'anestesia: si va dal consenso, e dalla conferma dei propri dati, da parte del paziente all'identificazione del rischio di perdita ematica passando per l'identificazione del rischio di allergie.
Il 'Time Out' è la fase numero 2, che ha luogo dopo l'induzione dell'anestesia e prima dell'incisione chirurgica per confermare che i diversi controlli siano stati eseguiti. In questo caso tutti i componenti dell'equipe si presentano con nome e funzione, si passa per l'individuazioni di eventuali criticità e finendo con la visualizzazione di immagini diagnostiche.
Il 'Sign Out', invece, si svolge durante o immediatamente dopo la chiusura della ferita chirurgica e prima che il paziente abbandoni la sala operatoria.

Allegato al manuale un dvd con un video in cui viene simulata l'applicazione della checklist: si va da quella corretta a quella errata. Le musiche sono state realizzate appositamente dal compositore premio Oscar Nicola Piovani, presente anche lui all'auditorium.
"Questa iniziativa- ha spiegato Filippo Palumbo- va vista come parte di una organizzazione piu complessiva. Parliamo di rischio clinico, che va gestito, non demonizzato o temuto. Ci sono vari modi di gestirlo, come il monitoraggio degli errori, anche dei quasi errori. Per ogni errore serve una indagine sostanziale. Serve conoscere gli errori, non l'errante. Conoscendo gli errori si possono mettere in campo delle iniziative per evitare di ripeterli". Aspetto fondamentale, continua Filippo Palumbo, "lo svolge l'attività formativa o comunque la sensibilizzazione, importante per la prevenzione. Uno dei modi è simulare delle situazioni in maniera didattica". In questo senso, quindi, la realizzazione del video.

"Errori, incidenti, possono succedere- spiega invece Giuseppe Palumbo- a volte sono piccole cose. Ma quando sono gravi non possono essere recuperati, possono creare seri danni. Se si riesce a istituire un metodo semplice per risolverli, è un grande vantaggio per sicurezza della nostra attività clinica e dei cittadini. Posso assicurare che, quando ci sono incidenti, i medici ne risentono anche psicologicamente. Alcuni colleghi ne hanno risentito anche sull'attività futura".

Il video è disponibile già sul sito del ministero, è quindi scaricabile da tutti. Ma, spiega Alessandro Ghirardini, della direzione generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute, "li abbiamo già mandati alle aziende ospedaliere. È uno strumento, come tale si può usare. Il nostro è l'adattamento di quello della Oms. È importante che entri nella testa delle persone, dei professionisti, strumento di salvaguardia". Filippo Palumbo ha quindi concluso spiegando che "sono previsti monitoraggi nelle sale operatorie. L'Emilia Romagna ha già iniziato autonomamente. Avremo quindi dei risultati, che diffonderemo".

 

 

TUMORI AL SENO, PREVENZIONE DIMEZZATA AL SUD

27 04 2010 - 13:03:03 | articolo letto 92 volte


TUMORI AL SENO, PREVENZIONE DIMEZZATA AL SUD

L'appello dell'Osservatorio nazionale per gli screening si rivolge alle Regioni inadempienti affinché si attivino per salvare le donne a rischio di tumore al seno. Nel Nord Italia 9 donne su 10, all'interno della fascia d'età prevista per lo screening, vengono invitate alla mammografia, al Sud soltanto 4 su 10. Una donna ogni 11 rischia di ammalarsi di tumore al seno nel corso della sua vita, una su 50 rischia di morire per questo tipo di tumore.

Sono circa 37 mila i nuovi casi di tumore al seno diagnosticati ogni anno in Italia e sono 3 milioni e 500 mila le donne a target per lo screening. I programmi di prevenzione del carcinoma mammario sono presenti in Italia dagli anni '90 e dal 2001 devono essere garantiti a tutte le donne d'età compresa tra i 50 e i 69 anni. Guardando alle singole realtà, solo cinque regioni estendono gli inviti allo screening a più del 90% delle donne aventi diritto: Lombardia, Val D'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Umbria. Sette le regioni invece non superano il 50%: Liguria, Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La conseguenza è che al Sud si identificano più tardi i tumori e la chirurgia conservativa è meno praticabile.

«Il tumore della mammella è il più frequente nel sesso femminile - commenta Francesco Cognetti, direttore dell'oncologia medica dell'ospedale Regina Elena di Roma - i dati dimostrano l'efficacia dei programmi di prevenzione secondaria basati sulla sola mammografia nelle donne 50 - 69 enni eseguita ogni due anni. Nelle donne che vi partecipano è dimostrata la riduzione della mortalità fino al 50%».

 

UNA NUOVA MACCHINA COMBATTE I TUMORI ATTRAVERSO LE MICROONDE

06 05 2010 - 18:33:37 | articolo letto 125 volte


 

UNA NUOVA MACCHINA COMBATTE I TUMORI ATTRAVERSO LE MICROONDE

E’ stata sviluppata nel nostro Paese una nuova macchina per la distruzione dei tumori con l'utilizzo delle microonde. L’innovativa tecnologia è stata messa a punto nel 2001 dal dottor Iginio Longo, fisico del Cnr che, con la collaborazione dei medici del gruppo del professor Franco Mosca, ha dato vita ad un brevetto riconosciuto a livello mondiale. Il nuovo trattamento è efficace per la cura percutanea dei tumori ma anche per l'esecuzione, in maggior sicurezza e con scarse perdite di sangue, di interventi chirurgici sul fegato, consentendo quelli altamente demolitivi anche nei pazienti con forte rischio emorragico. 
Le prime resezioni del fegato con l'ausilio della nuova apparecchiatura sono state eseguite presso l'Unità operativa di Chirurgia generale dell'ospedale "Lotti" di Pontedera, diretta dal professor Orlando Goletti in pazienti affetti da metastasi epatiche con ottimi risultati e ridottissime perdite di sangue, vista l'elevata efficacia della procedura.
L'utilizzo di tale macchina, oltre che per i tumori del fegato, del rene, della prostata e anche della mammella, consente la cura immediata anche di quelle lesioni che, per motivi tecnici, non sono trattabili con resezione chirurgica ma che possono essere facilmente e rapidamente distrutte con questa nuova tecnologia.
Il trattamento dei tumori primitivi e secondari del fegato e di altre sedi è stato notevolmente modificato nell'ultimo decennio dall'utilizzo di metodiche di distruzione dei tessuti tumorali che consentono sia un approccio mini-invasivo alle lesioni cancerose, sia un ausilio all'atto chirurgico, consentendo interventi piú semplici e sicuri, riducendo anche il rischio di emorragia negli interventi demolitivi nei pazienti considerati a rischio.
Le alternative metodologiche sono rappresentate sostanzialmente da tecniche che utilizzano strumenti a radiofrequenza o a microonde e proprio le microonde sembrano avere una superiorità teorica rispetto alla radiofrequenza nell'indurre la necrosi, ma il loro utilizzo, finora, era limitato da problematiche tecniche.


CALCOPROTEINA FECALE UTILE PER SCREENING IBD

26 07 2010 - 11:28:31 | articolo letto 55 volte


Calprotectina fecale utile per screening Ibd

Il test per la calprotectina fecale rappresenta un utile mezzo per lo screening dei pazienti che, con maggiore probabilità, avranno bisogno di un'endoscopia per una sospetta malattia infiammatoria intestinale (Ibd). Il potere discriminante del test nell'escludere in modo sicuro l'infiammazione è però significativamente migliore negli adulti che nei bambini. È l'esito di una metanalisi condotta da Patrick F. van Rheenen, Els Van der Vijver e Vaclav Fidler del Centro medico universitario di Groningen (Olanda) con lo scopo di verificare se l'impiego di un marker sensibile di flogosi intestinale potesse ridurre il numero di endoscopie non necessarie. Sono stati selezionati da Medline ed Embase 13 studi, dei quali sei svolti su adulti (n=670) e sette in bambini e teenager (n=371). L'Ibd è stata confermata endoscopicamente nel 32% (n=215) degli adulti e nel 61% (n=226) dei più giovani. Negli studi condotti sugli adulti, la sensibilità e la specificità congiunte della calprotectina sono risultate pari a 0,93 e 0,96, mentre in quelli effettuati sui bambini si sono attestate a 0,92 e 0,76. Il valore inferiore di specificità riscontrato nei più giovani è apparso significativamente differente rispetto a quello rilevato negli adulti (P=0,048). Secondo glii autori, lo screening mediante misura dei livelli fecali di calprotectina determinerebbe una riduzione del 67% nel numero di persone adulte che necessiterebbero di un'endoscopia. Il rovescio della medaglia di questa strategia potrebbe essere una ritardata diagnosi nel 6% degli adulti a causa di un falso negativo del test. Nella popolazione dei ragazzi, invece, su 100 candidati all'endoscopia solo 65 dovrebbero eseguirla. Nove di essi non dovrebbero avere Ibd e la diagnosi potrebbe risultare ritardata nell'8% dei bambini malati.

BMJ, 2010; 341:c3369
 

STRUTTURE SANITARIE E TETTI DI SPESA

04 06 2010 - 11:26:09 | articolo letto 82 volte


 Strutture pubbliche e tetti di spesa


Ai fini dell'operatività del meccanismo dei cd. tetti di spesa, da un lato stanno le strutture pubbliche e quelle ad esse equiparate, dall'altro quelle private accreditate. Solo per le seconde, ha senso parlare di imposizione di un limite alle prestazioni erogabili; mentre per le strutture che risultano consustanziali al sistema sanitario nazionale non è neppure teorizzabile l'interruzione delle prestazioni agli assistiti al raggiungimento di un ipotetico limite eteronomamente fissato. 
(Riforma della sentenza del Tar Lazio, Roma, sez. III, n. 02676/2007).

 

LA RIVOLUZIONE DEI COSTI STANDARD PER TUTTE LE REGIONI

01 07 2010 - 13:34:49 | articolo letto 61 volte


 LA RIVOLUZIONE DEI COSTI STANDARD PER TUTTE LE REGIONI

Per le spese sanitarie le Regioni avranno l'obbligo di adeguarsi ai costi di quelle più efficienti che diventeranno quindi lo standard di riferimento, ma non prima del 2016. I tecnici stimano risparmi da 10 miliardi di euro all'anno. Il governo ha così approvato la relazione sul federalismo fiscale e passa ora alla presentazione al Parlamento. Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, ha parlato della sanità come «albero storto» della finanza pubblica italiana; il federalismo fiscale non comporterà costi aggiuntivi, assicura Tremonti, anzi si tradurrà in minore spesa pubblica.

Si applicherà lo stesso metodo degli studi di settore, coinvolgendo direttamente gli enti locali senza «formule calate dall'alto». In questa chiave avrà un ruolo importante la Società per gli studi di settore (Sose), che oggi gestisce e aggiorna circa 206 studi di settore relativi a una platea di 3,5 milioni di contribuenti. Con la spesa storica si era creato invece il buco nero della sanità che oggi rappresenta quasi l'80% dei bilanci regionali. I costi standard dovrebbero impedire le evidenti disparità che al momento esistono: la stessa siringa in Sicilia costa il doppio che in Toscana e una Tac identica il 36% in più nel Lazio rispetto all'Emilia Romagna.

Particolarmente grave la situazione di partenza di alcune regioni: «Si sono verificate gravi carenze cognitive sui dati reali di spesa e di bilancio - è scritto nella relazione governativa sul federalismo - in Calabria è stato ad esempio necessario incaricare una società di revisione esterna per cercare di ricostruire la contabilità, tanto questa era inattendibile. Alla fine, per ottenere un minimo di chiarezza, si sono dovuti chiudere i tavoli di monitoraggio della spesa sanitaria sulla base incredibile di dichiarazioni verbali certificate dei direttori delle Asl». Più in generale, «l'azione degli organismi di revisione, se e dove istituiti, raggiungono comunque raramente un livello accettabile di incisività».


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